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Di Race Across America non si guarisce più

Rettilinei alienanti, deserti di fuoco e la privazione estrema del sonno. L'epopea della RAAM vissuta dal sedile anteriore di una Follow Car.

La Race Across America (RAAM) è la corsa ultracycling più dura e lunga del pianeta. Con i suoi 5.000 km (3.000 miglia), taglia in due gli Stati Uniti d'America. Parte dalla costa del Pacifico a Oceanside e termina sull'Atlantico ad Annapolis, nel Maryland. L'altimetria segna circa 35.000 metri di dislivello positivo.

Il tempo limite è spietato: appena 12 giorni di tempo. Le statistiche dicono che solo il 50% dei partecipanti riesce a tagliare il traguardo. Ma questa è solo la descrizione tecnica di una gara che trovi su qualsiasi sito di settore. La realtà è un'altra.

Seguo questa corsa dal 2013 come membro della crew e come Crew Chief. Da oltre sei anni la RAAM mi regala momenti indimenticabili. Ogni volta che la saluto all'aeroporto di Washington per rientrare in Italia, avverto un forte senso di vuoto.

È il "mal di RAAM". Un sentimento strano. Di notte, quando guido in autostrada in Romagna e vedo un benzinaio illuminato, la mente vola negli States. Immagino lo scambio del frigo o il cambio degli autisti nel buio dell'Arizona o del Kansas.

1. La Decisione e il Patto di Fiducia

La spedizione comincia a settembre o ottobre. È il periodo in cui il corridore decide di iscriversi a quella che definisce la gara non-stop più dura al mondo. Ti chiama e ti dice: "Sono pronto per la RAAM". A quel punto ci si incontra.

Il colloquio è breve. Dagli occhi capisci subito se c'è la determinazione di arrivare fino in fondo. Poi si analizzano le esperienze passate di randonnée e ultracycling per avere un quadro chiaro. Il suo modo di parlare della corsa rivela se esistono le condizioni reali per farcela. A partire da Oceanside sono buoni tutti.

Ci si saluta con una stretta di mano. Quello è il momento in cui il corridore ripone la sua fiducia in te. E noi della crew riponiamo la nostra fiducia in lui. Questo patto deve durare per tutta la preparazione e soprattutto durante i momenti più bui della gara.

Pochi giorni dopo la partenza, l'atleta si isola dal mondo esterno. Vede cose che esistono solo per lui a causa della fatica. Lasciarsi andare e buttarsi completamente nelle mani della crew è il requisito minimo per compiere l'impresa. Senza questa fiducia, ogni crepa sull'asfalto si trasforma in una voragine. Finirci dentro è facilissimo, uscirne quasi impossibile.

L'obiettivo comune è la sigla "OFCL" (Official) sul sito ufficiale della corsa. Quella scritta verde nell'ultima colonna a destra che certifica il tempo, la media e lo stato di Finisher al 100%.

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2. Il Ruolo della Crew e l'Organizzazione Logistica

Mentre il corridore pedala, il Crew Chief organizza la logistica della spedizione americana. Questo ruolo rappresenta l'ombra del ciclista per i 12 giorni di gara. C'è da pianificare l'acquisto dei voli, il noleggio dei mezzi e la selezione del team.

I mezzi principali al seguito sono due. La Follow Car, che segue costantemente l'atleta a bassa velocità per garantirne la sicurezza. E il camper (RV), che si sposta in avanti per attendere il ciclista nei punti di sosta programmati per evitare lo sfinimento.

Consiglio di comporre la crew per almeno la metà da persone con esperienza nell'ultracycling. Amici stretti e familiari sono importanti per il supporto affettivo, ma la loro gestione tecnica durante il coast-to-coast può diventare complessa. Far parte della crew è un privilegio, non una vacanza.

Dodici giorni in camper con spazi minimi e cibo da riscaldare possono trasformarsi in un inferno. Se la testa non si adatta rapidamente alle dinamiche della RAAM, la corsa salta. Guidare a 20 km/h per turni di 12 ore, spesso di notte, è massacrante. Molti autisti crollano dopo il primo turno, creando seri problemi di sicurezza.

La preparazione del corridore prevede la partecipazione a prove di 1000 o 1200 km con almeno due notti consecutive di pedalata. Le gare europee come la Race Across Italy ad aprile o la Race Around Slovenia a maggio sono ottimi test. Servono anche alla crew per imparare a convivere e conoscersi sotto stress.

Tuttavia, nessuna gara in Europa può replicare le condizioni reali degli Stati Uniti. Non abbiamo il caldo torrido dell'Arizona o la monotonia alienante del Kansas. La Race Around Ireland (2200 km) o la Parigi-Brest-Parigi sono buoni banchi di prova, ma la RAAM resta unica. Chi brucia le tappe per presunzione paga un prezzo altissimo.

3. Borrego Springs e l'Ingresso nei Deserti dell'Ovest

Si apre il Road Book a pagina 13 per raggiungere la prima Time Station. L'evidenziatore alla mano segna l'inizio dell'avventura che cambia la vita. Il rischio di ritiro (DNF) è presente fin dalle prime ore.

Si abbandona la costa della California per scendere lungo la Glass Elevator. È una discesa ripida di 21 km che segna il confine tra le fresche temperature dell'oceano e il caldo desertico. Si passa rapidamente da 30°C a oltre 45°C secchi ed elevati.

Si arriva a Borrego Springs, la porta dell'inferno. L'Arizona ti accoglie con deserti sabbiosi e temperature massacranti che superano i 110°F. Il ghiaccio versato sul collo del ciclista evapora all'istante. Lo stomaco si chiude per il calore, impedendo l'alimentazione. Molti ritiri avvengono qui, dopo appena 48 ore dallo start.

Il Crew Chief deve gestire le tempistiche per affrontare la salita di Prescott nelle ore meno calde. Lo stop alla Time Station di Congress, magari bagnandosi nella piscina artificiale allestita dai volontari, è un passaggio chiave. Il caldo is eguale per tutti, ma la RAAM cerca subito le sue prime vittime.

Si attraversa poi lo Utah passando per Flagstaff, Tuba City, Kayenta, Montezuma Creek e Cortez. Il transito nella Monument Valley regala uno degli scenari più suggestivi al mondo, evocando i grandi film western.

4. Le Rocky Mountains e la Gestione del Tempo

Le alte temperature desertiche lasciano il posto al freddo del Colorado. Qui si affrontano tre passi alpini nelle Rocky Mountains: La Veta, Cucharas e Wolf Creek Pass. Le salite lunghe mettono a dura prova i fisici già affaticati. Il passaggio repentino dal caldo torrido ai zero gradi del Wolf Creek Pass provoca ritiri inaspettati anche tra gli atleti di classifica.

Al Wolf Creek Pass siamo a metà gara: 2.400 km percorsi. Si festeggia il minimo indispensabile e si riparte. Alla RAAM ogni secondo perso è un passo verso il fallimento. Il calcolo matematico è semplice: se perdi 5 minuti a ognuna delle 54 Time Station, butti al vento 4 ore e mezza. C'è chi ha perso la corsa per appena 8 minuti.

5. I Rettilinei del Kansas e la Foresta Umida dell'Est

Il superamento delle montagne fa pensare che la strada sia in discesa. Ma la realtà presenta il Kansas. È lo stato della monotonia totale, delle pianure infinite e degli irrigatori lunghi due chilometri. Rettilinei interminabili costeggiano i pascoli di bestiame.

Il vento contrario può rendere le giornate infinite, mentre il vento a favore fa volare la bici a 50 km/h. C'è anche il rischio di incrociare uragani. La crew deve scegliere il momento perfetto per proteggere il ciclista con la Follow Car. Dopo 600 km di questa agonia, si entra in Missouri.

Il verde dei prati e il caldo umido sostituiscono il paesaggio arido del Kansas. Appaiono case curate senza recinzioni, ma le strade sono deserte. Nessun bambino che gioca o cane che abbaia per oltre 1.000 km. Si attraversa il Mississippi e si toccano in rapida successione Illinois, Indiana, Ohio e West Virginia, fino alla Pennsylvania.

L'atleta ormai pedala per inerzia. È diventato un tutt'uno con la bicicletta. Se ha gestito bene le forze all'inizio, può mantenere un ritmo costante per mettere al sicuro l'arrivo. Quasi la metà dei ritiri totali avviene in questa seconda metà del tracciato, a dimostrazione che la gara vera inizia proprio qui.

6. Gli Appalachi e il Traguardo di Annapolis

Gli Appalachi presentano un continuo e irritante saliscendi stradale. Le rampe sono corte ma ripide. Spesso la pioggia rende il percorso ancora più viscido e odioso. La crew è esausta: c'è chi non dorme da giorni ed è rimasto seduto in macchina per 24 ore consecutive, concedendosi solo pochi minuti di sonno intermittente.

Alla Time Station 54 ad Annapolis i giudici fermano il cronometro. Ufficiosamente la gara è conclusa. La passerella finale verso il porto, scortati dalle auto dell'organizzazione, è il momento dei festeggiamenti. Ci si rilassa, ci si tuffa in acqua e si abbracciano familiari e amici.

Abbiamo completato la Race Across America. Atleta e crew uniti per 12 giorni tra deserti di fuoco, salite alpine e piattezza sterminata. Questa esperienza si riassume in poche regole fondamentali che ho imparato sulla strada:

  • ✦ Conoscere l'atleta lavorandoci insieme almeno 8 o 10 mesi prima del via.
  • ✦ Credere ogni giorno all'obiettivo finale sul traguardo dell'Atlantico.
  • ✦ Selezionare e conoscere i pregi e i difetti di ogni singolo membro della crew.
  • ✦ Preparare ogni dettaglio logistico senza lasciare nulla al caso.
  • ✦ Garantire la sicurezza e il riposo di tutto il team per evitare colpi di sonno.

Di Race Across America non si guarisce più. Questa è la verità. La stima e l'affetto reciproco che si creano tra corridore e crew durante queste 3.000 mi ti fanno vivere ogni edizione come se fosse la prima. Anche se la strada è sempre la stessa e quel maledetto Kansas ti aspetta nello stesso identico posto.

La mia storia alla RAAM e alla RAW

Il mio cammino nell'ultra-endurance americano è fatto di chilometri, notti insonni e decisioni strategiche prese dal sedile di una Follow Car:

  • ☑︎ 2013: Crew di Mario Fraternali alla RAAM
  • ☑︎ 2014: Crew di Paride Miglio alla RAAM
  • ☑︎ 2015: Crew Chief di Franco Micolini alla RAAM
  • ☑︎ 2016: Crew Chief di Walter Cadamuro alla RAW e supporto Team 2 alla RAAM
  • ☑︎ 2017: Crew Chief di Marcello Luca alla Race Across The West (Vittoria storica)
  • ☑︎ 2022: Crew Chief di Giovanni Prosperi alla Race Across The West
  • ☑︎ 2024: Crew Chief di Giovanni Prosperi alla Race Across The West
  • ☑︎ 2025: Crew Chief di Giovanni Prosperi alla Race Across America

Luca Masini

RAAM Crew Chief & Route Planner

Crew Chief, Route Planner ed esperto di ultra-endurance. Ha guidato e supportato atleti estremi sulle strade della Race Across America, gestendo la logistica e la navigazione per percorrere le 3.000 miglia da Oceanside ad Atlantic City. Unica esperienza diretta in sella nell'ultra-endurance con la finisher alla IncaDivide in Perù.

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